Sono numeri della vergogna quelli che descrivono il pessimo stato di salute delle nostre scuole, a cui i Comuni non sono in grado di far fronte per mancanza di soldi, dopo che il governo con l'ultima Legge di Stabilità li ha spremuti fino all'osso, tagliando fondi per 1,2 miliardi di euro all'anno dal qui al 2019, tagli poi confermati nel Def.
venerdì 17 luglio 2015
Scuole sicure, ci vogliono soldi e non briciole
Sono numeri della vergogna quelli che descrivono il pessimo stato di salute delle nostre scuole, a cui i Comuni non sono in grado di far fronte per mancanza di soldi, dopo che il governo con l'ultima Legge di Stabilità li ha spremuti fino all'osso, tagliando fondi per 1,2 miliardi di euro all'anno dal qui al 2019, tagli poi confermati nel Def.
lunedì 13 luglio 2015
'Rischio guerra civile' Le parole del ministro della Difesa greco
Il ministro della Difesa greco Panos Kammenos lancia l'allarme: Grecia a rischio guerra civile. Secondo il ministro, come spiega Mario Valenza su il Giornale, il caos nel paese ellenico potrebbe scoppiare da un momento all'altro:
"Alta tensione in Grecia. Mentre a Bruxelles si discute il piano per le riforme della Grecia per il salvataggio di Atene, arriva un vero e proprio allarme dal minsitero della Difesa ellenico. L'ipotesi che l'eurogruppo possa costringere la Grecia ad attuare un piano lacrime e sangue, fa tremare il governo greco. I tagli alle pensioni, l'aumento dell'Iva e le riforme anche nel mercato del lavoro potrebbero mettere a dura prova la pazienza dei greci.
Così il titolare della Difesa, il ministro Panos Kammenos, nel suo intervento al Parlamento greco non ha usato mezzi termini per descrivere la situazione: "Non ho paura del Grexit e neanche delle altre minacce che ci vengono fatte. Ho paura solo di una cosa. Delle divisioni del nostro popolo e della guerra civile. I Greci non sono pronti ad affrontare una cosa del genere". Insomma ad Atene sono pronti al peggio. I disordini potrebbero scattare da un momento all'altro. Tsipras prima di firmare un accordo dovrà valutare anche le conseguenze sociali che il patto con l'ue potrà avere sul suo popolo."
(il Giornale)
martedì 7 luglio 2015
Mattarella nomina consigliere Simone Guerrini, manager Fimeccanica e capo dei giovani democristiani
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha effettuato le sue prime nomine ufficiali: consigliere del Presidente e direttore dell'ufficio di segreteria del Presidente Simone Guerrini.
Ma chi è Guerrini? Ce lo spiega RaiNews:
52 anni, è stato finora responsabile delle Relazioni istituzionali di Finmeccanica e con il Capo dello Stato vanta un rapporto di lunghissima data, dai tempi della militanza nei giovani Dc. Di Mattarella è stato caposegreteria sia alla vicepresidenza del Consiglio che al ministero della Difesa. Guerrini, sposato con due figli, dopo la laurea in Giurisprudenza e l'Executive Master in Business Administration alla Luiss, ha avuto una lunga carriera come manager.
Dal 2001 è nel gruppo Finmeccanica dove, fra gli altri, ha ricoperto i ruoli di Chief of Staff del direttore generale, di direttore delle Relazioni internazionali, di direttore delle partecipate di Alenia Aeronautica, di direttore delle Relazioni istituzionali e internazionali di Selex Es e, come ultimo incarico responsabile delle relazioni istituzionali.
Tutte le nomine: consigliere e portavoce del Presidente, direttore dell'ufficio per la stampa e la comunicazione Giovanni Grasso; consigliere del Presidente per l'informazione, Gianfranco Astori. Segretarie particolari del Presidente, Leandra Tobini ed Elvira Oxilia.
'Varoufakis é stato silurato perché voleva introdurre una valuta parallela all'euro'
"Altro che l'incompatibilità di carattere con il resto dell'Eurogruppo. In Grecia, il ministro delle Finanze Varoufakis sarebbe stato silurato perché era intenzionato a introdurre una valuta parallela all'euro. L'ipotesi viene dal Wall Street Journal: si trova in un articolo riservato ai soli abbonati. Bisogna ricostruirne il contenuto mediante altre testate on line.
Varoufakis ha parlato dell'introduzione di una valuta parallela all'euro durante un'intervista esclusiva rilasciata domenica sera al quotidiano Telegraph: era già chiara la valanga di No al referendum relativo all'adesione della Grecia ad un nuovo programma di austerity:
"If necessary, we will issue parallel liquidity and California-style IOU's, in an electronic form. We should have done it a week ago"
"Se necessario, emetteremo liquidità parallela [agli euro che la BCE lascia affluire solo con contagocce] e titoli di credito come quelli della California in formato elettronico. Avremmo dovuto farlo una settimana fa". Nel luglio 2009 la California, che aveva le casse prosciugate in seguito alla crisi finanziaria esplosa l'anno prima, per pagare gli appaltatori cominciò ad emettere cambiali: gli IOU, appunto. L'acronimo sta per "I owe you": qualcosa come "Io ti devo", "Io ti pagherò".
Domenica sera Varoufakis parlava al Telegraph come un ministro dotato di poteri e libertà di manovra. Lunedì, di buon mattino, ha annunciato le dimissioni sul suo blog dicendo che voleva favorire il negoziato fra la Grecia e i creditori, il cui odio nei suoi confronti era per lui motivo di orgoglio.
L'articolo riservato agli abbonati del Wall Street Journal sostiene che solo la grande popolarità di Varoufakis aveva trattenuto Tsipras dal pretendere già prima le sue dimissioni: ma con le dichiarazioni sulla valuta parallela il primo ministro si é veramente seccato e ha reagito. Così almeno riferisce Business Insider.
Questa prospettiva sottintende una frattura all'interno di Syriza fra falchi come Varoufakis e colombe come Tsipras, desiderose di rimanere nell'euro quasi ad ogni costo. Se Varoufakis nelle prossime settimane avrà in Grecia un nuovo incarico di rilievo, sarà la prova che il punto di vista del Wall Street Journal era sbagliato. O che la Grecia non ne può davvero più dell'eurozona, dei suoi ricatti e delle sue ripetute bugie".
Dario Tamburrano, europarlamentare M5S
Putin e la telefonata a Tsipras: 'Minuti di panico in Europa'
Nella giornata di ieri c'è stato un colloquio telefonico tra il presidente russo Vladimir Putin e il premier greco Alexis Tsipras: secondo molti il Cremlino potrebbe rappresentare come una fonte alternativa ai finanziamenti della Troika, perciò le mosse dei due governi in questo senso incutono timore all'Europa, come spiega Simone Pierani su Il Manifesto:
"Ieri mattina, nel bel mezzo delle dimissioni di Varoufakis e le speculazioni sugli incontri europei e della Bce, è arrivata la notizia di una richiesta immediata di colloquio da parte di Putin nei confronti di Tsipras. Il panico in Europa è durato pochi minuti, ma deve aver fatto sobbalzare sulla sedia più di un leader europeo.
A quanto pare, invece, sarebbe stato Tsipras ad interrompere la sua riunione con i partiti politici greci, per telefonare a Putin e aggiornarlo su quanto stava accadendo. Secondo il resoconto scarno delle agenzie, il presidente russo avrebbe discusso con Tsipras del risultato del referendum di ieri ed «espresso sostegno per i greci che devono superare le difficoltà che il paese si trova ora davanti».
Putin e Tsipras avrebbero anche discusso «di alcune questioni relative all'ulteriore sviluppo della cooperazione fra Russia e Grecia». La telefonata conferma alcune dinamiche piuttosto note.
Il legame tra Russia e Grecia in fatto di energia e non solo, c'è ed è una potenziale strategia di gestione della crisi da parte di Atene. Posto che alla Russia interessi esporsi in modo dirompente.
Nei giorni che hanno preceduto il referendum greco,il Cremlino aveva specificato di essere disposto ad aiutare la Grecia, qualora fosse Atene stessa a richiederlo. Putin di sicuro gongola a vedere in difficoltà quei paesi europei schierati contro Mosca per la crisi ucraina e potrebbe non essere così remota la possibilità di un tentativo da parte della Russia, di attrarre la Grecia verso il polo che attualmente vede Mosca e Pechino in prima linea. Un fattore che potrebbe rallentare un'eventuale e più aperta esposizione russa al riguardo è determinato proprio dall'atteggiamento cinese".
'Ndrangheta, Calabria: sette arresti per appalti truccati, indagato ex assessore regionale Trematerra
I carabinieri del comando provinciale carabinieri di Cosenza hanno eseguito un'ordinanza di misure cautelari nei confronti di sette persone. Tra costoro, vi sono alcuni elementi di spicco della cosca di 'ndrangheta "Lanzino-Rua'", tra cui un ex consigliere comunale di Acri, Angelo Gencarelli, e alcuni imprenditori, indagati, a vario titolo, di "associazione di tipo mafioso", "estorsione aggravata", "concussione", "corruzione elettorale", "usura", "frode informatica" e "reati in materia di armi". Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro (procuratore aggiunto Vincenzo Luberto e sostituto procuratore Pierpaolo Bruni) e sviluppate, congiuntamente, dal Nucleo investigativo del comando provinciale di Cosenza e dal Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Rende, hanno consentito di delineare l'assetto della cosca attiva ad Acri, i cui appartenenti - secondo l'accusa - erano dediti, fra l'altro, a "condizionare" l'attività del dipartimento Agricoltura e Forestazione della Regione Calabria e del Comune di Acri per l'aggiudicazione di appalti pubblici nel settore della forestazione a favore di società di riferimento dello stesso sodalizio di 'ndrangheta. In tal senso, sono state riscontrate "pressioni" nei confronti dei funzionari preposti alla trattazione delle pratiche che avevano dimostrato riottosità. In tale contesto risultano indagati anche l'ex assessore regionale Michele Trematerra (per concorso esterno all'associazione mafiosa) e un ex sindaco di Acri (per concussione). Inoltre, veniva accertata l'attività di procacciamento di voti, da parte di esponenti del sodalizio di 'ndrangheta, durante la campagna elettorale per il rinnovo del consiglio regionale. Le investigazioni hanno altresì evidenziato, oltre a una serie di estorsioni e reati di usura ai danni di imprenditori e commercianti, l'imposizione fatta a vari commercianti per l'installazione nei loro locali di slot-machines e videopoker forniti da una società di riferimento della cosca.
L’Austria se ne va davvero, esce dall’europa e dall’€ e nessuno ne parla
Occorrevano 100mila firme, in una settimana ne hanno raccolte 261.000 ma solo perchè hanno dovuto fermarsi: la Corte Costituzionale austriaca aveva concesso sette giorni e non uno di più per raccogliere le firme necessarie ad ammettere la petizione popolare per l’uscita dell’Austria dall’Unione Europea, sperando che non sarebbero stati sufficienti. Ne avesse dati quindici, probabilmente la gran parte dei sei milioni e mezzo di elettori austriaci (in Austria il diritto di voto scatta a 16 anni) avrebbe votato a favore della ‘Volksbegehren EU Austritt‘.
Un successo, nonostante il boicottaggio dei media nazionali ed europei (ancora oggi e nonostante tutto la stampa italiana non parla di questo avvenimento e quella austriaca lo fa giusto perchè costretta dalla situazione), nonostante le difficoltà del voto ammesso solo nelle sedi comunali e nei tribunali.
Nonostante tutto 261mila Austriaci hanno deciso che il Parlamento deliberi immediatamente oppure indica un Referendum popolare perchè sia il popolo a decidere se restare o meno nell’Unione Europea.
Una grossa rogna per il Governo socialdemocratico e per i Partiti nazionali che dovranno ora prendere posizione apertamente con il rischio di entrare in rotta di collisione con i loro stessi elettori perchè le ragioni del Volksbegehren EU Austritt non si prestano ad ‘interpretazioni’: recuperare la sovranità nazionale fagocitata da Bruxelles che, senza alcuna legittimazione, decide del destino dell’Austria, scacciare l’Euro responsabile del progressivo impoverimento della popolazione, riacquistare la propria neutralità, abbandonare la politica guerrafondaia dell’Unione sempre più schiava delle mire imperialistiche USA, ripristinare le leggi nazionali sul controllo dell’ambiente, delle tecniche di manipolazione genetica, del traffico, del trattameno degli animali, sulle politiche agricole ed economiche, sui confini, ripristinare normali rapporti commerciali con la Russia … insomma, i promotori della Petizione le hanno precisate così bene le loro ragioni e gli Austriaci le hanno così chiaramente condivise che Parlamento e Partiti dovranno scegliere tra due sole strade: mettersi dalla parte dell’Unione contro la volontà del popolo oppure indire un Referendum che già da ora si può prevedere come andrà a finire.
Ne vedremo delle belle nei prossimi tempi e per il subito questo voto austriaco ha tolto un altro importante mattone all’edificio di questa congregazione di lobbyes chiamata Unione Europea.
PUTIN CHIEDE DI PARLARE URGENTEMENTE CON TSIPRAS: ACCADRA’ OGGI (FONTI GOVERNO)
Il presidente russo Vladimir Putin ha chiesto di parlare con il premier greco Alexis Tsipras.
Lo ha riferito una fonte del governo di Atene, citata da eKathimerini, secondo cui il colloquio avverrà durante una pausa del vertice in corso ad Atene tra Tsipras e i leader dei partiti politici greci. Nel corso della giornata il premier greco, Alexis Tsipras, quindi, parlerà al telefono con il presidente russo, Vladimir Putin. L’iniziativa per la telefonata proviene da Putin, ha tenuto a sottolineare la fonte del governo che ha dato la notizia alla stampa.
BUZZI: “PREFETTO ROMA HA PRESO TANGENTE 1 MILIONE DI EURO PER ‘ACCOGLIERE’…”
In un’informativa del Ros del 22 dicembre 2014 Buzzi, intercettato nel suo ufficio parla ai suoi complici e rivela una tangente che sarebbe stata intascata dall’ex prefetto di Roma, quel Giuseppe Pecoraro più volte indicato da Vox al centro del sistema di Mafia Capitale:
«Ma Pecoraro è corrotto! Ha preso un milione di euro da… da Cerroni, e Cerroni lo tiene per le palle, e lui stava nella cordata con la Polverini (…) E l’ha presi, ha preso i soldi da un amico dell’avvocato, gli ha dato… ma lo tira fuori perché… lo tiene per i coglioni».
C’era Pecoraro a minacciare i residenti durante le proteste di Tor Sapienza…
Come sempre, Vox lo aveva detto prima. E non è l’unico prefetto ad essere al centro del sistema di corruzione decisivo nel consentire l’invasione del nostro paese. Eliminare i prefetti.
lunedì 6 luglio 2015
Ammissione shock di D’Alema sui finti aiuti alla Grecia
6 luglio. Tra una sghignazzata e l’altra D’Alema vuota il sacco, raccontando il sistema criminale messo in atto dall’Europa per stritolare i Paesi più poveri. Sistema criminale che il suo partito appoggia e difende! “In Germania il costo del denaro è bassissimo, anzi addirittura l’interesse è negativo. Quindi le banche tedesche raccolgono denaro dai risparmiatori tedeschi, comprano i titoli della Grecia che paga il 15% dei tassi d’interesse (che è un Paese a rischio) e guadagano una montagna di soldi. Quindi accade che da un Paese povero come la Grecia, enormi risorse si trasferiscono in un Paese ricco, come la germania attraverso la differenza dei tassi di interesse. Il Paese povero s’impoverisce sempre di più mentre il Paese ricco si arricchisce sempre di più. Quando il Paese povero non è più in grado di pagare i debiti: arrivano gli aiuti europei. Noi abbiamo dato alla Grecia 250 miliardi di euro, ma non per le pensioni dei Greeci, ma per pagare gli interessi alle banche francesi, tedesce e molto parzialmente italiane… 220 miliardi dei 250 miliardi di aiuti sono andati direttamente alle banche tedesce, francesi e italiane… Quindi, in realtà, quando si dice noi paghiamo le pensioni dei greci NO! Noi paghiamo le banche! Questa è la verità: certo, questo denaro fa un giro, ma i greci non ne sentono neanche l’odore” D’Alema…
https://youtu.be/5rsq4Vrmn40
Dopo la Grecia un'altro paese rischia di fallire
La Deutsche Bank ha una esposizione ai derivati pari a 54,7 TRILIONI DI EURO. Pari a 20 volte il PIL tedesco e 5,7 volte il PIL della intera Europa. E poi la GRECIA che non paga 1,5 miliardi di euro deve fallire.
da formiche.net
"Una montagna di 54,7 trilioni di euro in derivati. È l’elefante nella cristalleria di Deutsche Bank: una somma che equivale a 20 volte il Pil tedesco, che è di 2,74 trilioni e almeno a cinque volte il Pil dell’intera Eurozona, che è di 9,6 trilioni. Lo scrive il giornale Usa online zerohedge.com.
CAPOFILA NEI DERIVATI
Secondo l’autore del pezzo che usa come fonte lo European megabank’s annual report, la banca con la maggiore esposizione in derivati al mondo è Deutsche Bank a quota 54,7 trilioni di euro, che “ha fatto mangiare di nuovo la polvere alla più grande banca d’America, sia per asset che certamente per ego del suo ceo: JpMorgan”, a 50,9 trilioni di euro.
La bella notizia per correntisti e azionisti della tedesca è che questa esorbitante cifra, per effetto di una magia contabile “precipita a 504,6 miliardi di euro in asset e 483,4 in passività, le cifre comunque più grosse in un bilancio da 1,6 trilioni (sceso dai 2 trilioni di un anno fa: un 20% che, secondo Db, è stato generato dai tassi di interesse dei derivati e dai movimento delle cirve dei rendimenti in dollari, euro e sterline nel corso dell’anno, dal tasso di cambio e dalla revisione del trade per ridurre il mark-to-market). Al netto, dunque l’esposizione diventa di 21,2 miliardi… un giochetto contabile che funziona però solo nella teoria”.
A CHE SERVONO GLI AUMENTI DI CAPITALE?
Nella pratica la cosa che rileva è che ad aprile 2013 Deutsche Bank abbia diluito il capitale del 10%, per poi successivamente varare tre aumenti di capitale, uno da 3 miliardi, e altri due da 1,5 miliardi ciascuno: tutto un pacchetto di misure funzionali a rafforzare la struttura di capitale della banca. “Con il risultato che la situazione –spiega l’autore del pezzo – è che la banca è nella stessa situazione di un anno fa”. A copertura di questi 55 trilioni ci sono 522 miliardi in depositi, una cifra di cento volte inferiore.
“La conclusione di questa storia è sempre la stessa: questa esposizione epica in derivati è la principale ragione per cui la Germania, scalciando e urlando teatralmente negli scorsi cinque anni, ha fatto ogni cosa in suo potere per assicurarsi che non ci fosse un collasso a effetto domino nelle banche europee che avrebbe certamente fatto precipitare la catena di collaterali in pancia a Db e la loro conversione da lordo a netto e che causa a Anshu Jain, e certamente a ogni altro ceo di banca, risvegli bruschi in un bagno di sudore ogni notte”." formiche.net
Una doppia moneta per l’Europa?
6 luglio. Intervista a Nigel Farage sul Referendum in Grecia
Blog - La soluzione potrebbe essere rappresentata da una doppia valuta? Intendo, una valuta nazionale per gli Stati membri e una per gli scambi internazionali?
Nigel Farage - Ne abbiamo già una: è il dollaro. Se compri petrolio, o la maggior parte delle merci, o se commerci in tutto il mondo, potrai constatare che il prezzo della maggior parte di queste cose è in dollari. Il dollaro è già la valuta degli scambi internazionali.
Blog - Ma non è possibile controllare il cambio con il dollaro.
Nigel Farage - No, certamente, non è possibile. Anche con l’euro si finisce per avere un tasso d’interesse fittizio. Quando hanno aderito all’euro, molti dei paesi mediterranei dei quali sto parlando hanno avuto sette anni di tassi di interesse troppo bassi. Come quando sei a una festa e continuano a riempirti il bicchiere: è fantastico, molto divertente, ma probabilmente il mattino dopo ti sveglierai con i postumi della sbornia. Quando si parla di interessi per un paese, non conta che siano alti o bassi: quello che conta è che siano adeguati. Consideriamo la Spagna: 1 milione e mezzo di immobili invenduti o costruiti solo in parte per un boom immobiliare esacerbato da un tasso di interesse pari alla metà di quello che avrebbe dovuto essere. La tragedia dell’euro non nasce nel 2008: i semi erano stati piantati molti anni fa.
Jim Carrey: “I Vaccini Obbligatori Stanno Intossicando I Nostri Bambini”
DA LO SPILLO
Così Jim Carrey commenta la nuova legge sui vaccini obbligatoria dello stato del Califonia: “Il governatore della California dice sì all’avvelenamento dei bambini con il mercurio che è contenuto nei vaccini obbligatori. Questa impresa fascista deve essere fermata“, ha scritto la star in un messaggio suTwitter ai suoi 14 milioni di followers
“Quello che chiedo è di togliere le neurotossine dai vaccini, fateli senza tossine”, ha aggiunto Carrey, “la storia mostrerà che è una giusta richiesta“. L’attore condanna le componenti tossiche contenute nei vaccini come il mercurio e il thimerosal che viene utilizzato per la conservazione dei sieri. La denuncia dell’attore è arrivata dopo che il governatore, Jerry Brown, ha firmato una legge che aumenta i vaccini obbligatori per i bambini.
La posizione di Carrey contro i vaccini nasce dalla suaesperienza personale: la compagna Jenny McCarthyafferma come l’autismo sia venuto a suo figlio in seguito ai vaccini.
Il Centro per il Controllo delle Malattie (CDC) americano afferma che non c’è nessun collegamento tra i vaccini e l’autismo, ma per Jim Carrey è chiaro: “Il CDC non può risolvere un problema che ha diffuso. E’ troppo rischioso ammettere che si sbagliavano sul mercurio/thimerosal. Sono corrotti”
Dionidream da anni condivide articoli che mostrano come i metalli pesanti, contenuti anche nei vaccini, causino danni cerebrali provocando numerose malattie dall’Alzheimer all’autismo. Abbiamo mostrato che il mercurio causa processi neurodegenerativi cerebralie di come la ricerca censurata dell’Università di Paviamostra quello che davvero c’è nei vaccini.
Ho sempre stimato Jim Carrey, la sua capacità di far ridere, di essere se stesso senza compromessi, e ancora di più quando vidi che si era avvicinato alla spiritualità e alla ricerca di verità con Eckart Tolle e Il Potere di Adesso. Grazie Jim per aver affermato quello in cui credi, anche se sicuramente i tuoi manager ti staranno insultando. E’ troppo scomodo dire la verità quando la menzogna è la normalità!
Come ti senti dopo aver letto questo Articolo?
CHE GRANDE LEZIONE DAI GRECI! E ORA VEDRETE COS'E' DAVVERO QUESTA 'EUROPA
Riportiamo di seguito il commento del giornalista Marcello Foa dopo la vittoria del NO in Grecia:
Quando circa il 60% di un popolo vota no, sono superflue le solite interpretazioni. E' un voto forte, conclamato e, a mio giudizio, colmo di speranza. Ma non del tutto sorprendente. Il popolo greco - che molti in questi anni hanno deriso - è un popolo coriaceo, orgoglioso, profondamente consapevole della propria identità. E' un popolo che ha resistito a secoli di dominazione ottomana, che nella Seconda Guerra Mondiale ha combattuto a viso aperto gli italiani prima (sconfiggendoli) e i tedeschi di Hitler. Quando si sente minacciato, quando si sente vittima di un'ingiustizia reagisce come ha sempre fatto nella sua storia: unendosi e ribellandosi.
Il no dei greci è straordinario perché segna un precedente storico. Un popolo di nemmeno 10 milioni di abitanti ha avuto il coraggio di sfidare apertamente l'Europa finanziaria - dominata dall'Unione europa, dalla banca centrale europea e dal Fmi - che ha gettato nella disperazione non solo i greci, ma anche portoghesi, spagnoli, italiani e in fondo quasi tutti i Paesi della zona euro, con la sola eccezione della Germania. E lo ha fatto usando lo strumento che quell'Europa di tecnocrati nega ostinatamente e svilisce quotidianamente: la democrazia. Il voto di un popolo che vuole essere ancora sovrano in questa Europa che invece nega la sovranità.
E' uno schiaffo clamoroso, che nemmeno uno spin vergognoso, dai tratti terroristici - perpetrato da tutte le istituzioni europee con la vergognosa complicità di Draghi, che ha portato ai minimi la liquidità alla Grecia, costringendo le banche, in piena campagna referendaria, a rimanere chiuse- ha sortito gli effetti sperati. Altrove queste misure avrebbero provocato una netta vittoria dei sì. In Grecia, invece, è stata vissuta come un gesto imperiale, di occupazione coloniale a cui non si poteva che rispondere con il no. Della serie: noi non ci facciamo intimidire. Che tempra! Che coraggio! Onore al popolo greco. E che esempio per gli altri europei. Il voto di ieri è in ogni caso storico e incoraggia altri popoli a seguire la stessa strada. Da questa mattina sono più forti tutti i movimenti popolari di protesta di tutto il Continente, sia di sinistra che di destra, in Spagna, in Italia, in Francia, in Gran Bretagna. E' una scossa tellurica che l'Europa dei tecnocrati non potrà ignorare.
E questo è l'aspetto più critico e interessante del dopo voto ellenico. Un voto che costringe l'Unione europea a gettare la maschera, a mostrarsi per quel che è davvero. Infatti, se cede alle richieste di Tsipras e rinegozia il debito, attuando politiche che non siano più solo punitive ma finalmente di stimolo alla crescita economica, rinnega 15 anni di inutile, cieca, prevaricante austerity.
Se invece persegue la linea seguita finora, la conseguenza ultima sarà, verosimilmente, da qui a qualche mese il default e il fallimento de facto della Grecia che si tradurrà in un'uscita di Atene dall'euro con il ritorno alla dracma. Ma se così fosse sarebbe comunque una sconfitta per l'Europa, perché il tabù dell'uscita dalla moneta unica verrebbe infranto, costituendo un precedente dalle conseguenze imprevedibili. Il terzo scenario è quello di un ulteriore, immediato gesto imperiale di Draghi e della Bce, con la chiusura immediata dei rubinetti finanziari alla Grecia, che comporterebbe il fallimento delle banche e uno tsunami sociale. Un gesto di cui verosimilmente Draghi e i suoi referenti dell'elité finanziaria nonché la Germania, sarebbero fieri, ritenendolo l'inevitabile conseguenza della volontà del popolo greco e risponderebbe alle logiche intimidatorie e punitive di chi vuol dimostrare che non esiste salvezza al di fuori di questa Europa - insomma, per dissuadere gli altri popoli dal seguire l'esempio greco. Ma in questo caso mostrerebbe una vocazione totalitaria. Comunque vada, l'Europa finanziaria, basta su criteri assurdi e prevaricatori, oggi ha perso.
Come non essere contenti?"
ANTONELLO VENDITTI: GRILLO RIPORTERÀ LA DEMOCRAZIA IN ITALIA
Il cantante, autore di Bomba non bomba, dichiara la sua simpatia per il Movimento 5 stelle
Dopo l'"outing" di Mina Fiorella Mannoia e molti altri Antonello Venditti dichiara tutta la sua simpatia per Beppe Grillo e il suo Movimento cinque stelle. “Mi fa piacere che Grillo abbia citato la mia canzone, che racconta la storia democratica di questo Paese”, ha detto Venditti, autore di Bomba non bomba, la canzone del 1978 che oggi il comico ha citato nel suo blog.
Venditti spiega: “La mia era una canzone che raccontava un viaggio, un’avventura che sembrava impossibile e che invece si è poi rivelata possibile: l’arrivo della democrazia a Roma. In Bomba o non bomba il viaggio partiva da Bologna e seguiva diverse tappe. Quello di Grillo invece comincia da Parma. E’ il cammino di Grillo e di tante persone che sperano che ci sia la democrazia in Italia”.